Sergio d'Ormea nasce a Torino il 15 ottobre del 1945. Dopo aver conseguito la maturità classica, si laurea in ingegneria. Svolge la sua attività lavorativa in aziende del Gruppo Fiat, raggiungendo cariche importanti.
Una volta in pensione, si trasferisce prima a Bardonecchia poi a Pecetto Torinese, dove trova ispirazione per cominciare un'intensa attività letteraria.

Sergio d'Ormea nasce a Torino il 15 ottobre del 1945. Dopo aver conseguito la maturità classica, si laurea in ingegneria. Svolge la sua attività lavorativa in aziende del Gruppo Fiat, raggiungendo cariche importanti.
Una volta in pensione, si trasferisce prima a Bardonecchia poi a Pecetto Torinese, dove trova ispirazione per cominciare un'intensa attività letteraria.
Nel 2014 pubblica il libro fotografico "Pecetto, Immagini Pensieri Ricordi" in occasione del centenario del Mercato delle Ciliegie a Pecetto Torinese. Nel 2018 pubblica il saggio "Le pietre raccontano Pecetto Torinese" (Buckfast Ed.) nel quale racconta la storia del paese attraverso case, chiese, monumenti e strade.
L'anno successivo esce "La favola di Luna" (Buckfast Ed.) un racconto emozionante sul labrador che per 12 anni ha condiviso la vita della famiglia.
Sposato con Anna, ha un figlio, Luca Maria, e due splendide nipoti, Chiara e Laura.
Il 'Greco' è Teodoro Paleologo, figlio dell'imperatore d'Oriente Andronico e della basilissa Jolanda, della dinastia aleramica del Monferrato. Alla prematura morte dello zio Giovanni, la madre sceglie Teodoro, non ancora sedicenne, come successore del defunto marchese.
La "grande Storia" si dipana con un ritmo avvincente, fra piemontesi, bizantini, angioini, genovesi... Tra intese e tradimenti, alla guerra si alternano gli amori, a volte grandi e potenti, al di là delle fredde alleanze matrimoniali e si intreccia a quella del Prigioniero Fantasma, un uomo da tutti ritenuto morto, ma salvato da Teodoro, che ha per lui un progetto particolare…
Ad aprile del 1347 Isabella Fieschi, consorte di Luchino Visconti, signore di Milano, si mette in viaggio navigando il Po verso Venezia, per assistere alla festa della Sensa, l’Ascensione, e far benedire il figlioletto Luchino Novello a San Marco. Al seguito viaggiano la cugina Fiorina e altre dame, fra cui si nasconde una spia del cognato, l’arcivescovo Giovanni, che vede nella Fieschi una potenziale nemica. Nel corso del viaggio la delegazione si ferma a Mantova, dove Isabella ritrova Ugolino Gonzaga con cui da tempo ha una relazione, e dove Fiorina si innamora di Pietro Dovara, amico di Ugolino. Mentre la moglie raggiunge Venezia, Luchino è impegnato nelle lotte che coinvolgono le potenti famiglie dell’Italia: Este, Della Scala, Gonzaga. Nonostante l’arrivo della peste, che nel 1348 si propaga rapidamente per l’Italia, mietendo numerose vittime, la vita non si arresta.
A Venezia nasce Pietra, figlia di Fiorina e Pietro. Nemmeno la guerra si ferma: si ordiscono trame, si stringono leghe, si combatte e si muore in battaglia. Nella difesa di Mantova cade Pietro, senza aver potuto conoscere la figlia. Luchino, a cui sono giunte voci sulla condotta spregiudicata della moglie, le impone di rientrare a Milano, minacciandola di morte. Isabella,pur temendo per se stessa, decide,per il bene del figlio, designato a succedere al padre, di ubbidire al marito. Ma, arrivata a Milano, lo trova ammalato. Nel gennaio del 1349, nonostante le cure della moglie, Luchino muore e Giovanni assume il potere, estromettendo il figlio di Isabella dalla successione. Fra la donna e l’arcivescovo si gioca l’ultima decisiva partita, mentre la neve, copiosa, scende su Milano.
Aprile del 1345, nella battaglia di Gamenario Giovanni II, marchese del Monferrato, sconfigge Reforce d’Agoult, siniscalco della regina di Napoli Giovanna I d’Angiò. Chieri, la città dalle cento torri, seppur formalmente angioina, rimane isolata e oggetto di mire di conquista da parte di molti stati piemontesi: in modo particolare, il marchese del Monferrato, alleatosi con i Visconti, dispotici signori di Milano, e Giacomo d’Acaia insieme ai cugini Savoia.
Nonostante l’aggressività degli avversari, Chieri riesce a sviluppare la propria economia grazie al vicario Bertrando di Buriano, seppur malato e sofferente per la perdita del figlio Oberto, caduto fuggendo dalla battaglia. Per garantire il futuro della famiglia, il vicario intende far sposare la nuora Violante con il fedele segretario Acorsino, mettendo da parte il nipote Guido, appena rientrato da una lunga prigionia e segretamente innamorato di Violante.
Nel frattempo, la bella Beatrice, l’ultima passione di Oberto, ha partorito la figlia nata dalla loro relazione, Berta. Per mantenerla, ha trovato lavoro presso la sarta Bianca, amante del misterioso ortolano, la spia che fa giungere preziose informazioni al marchese Giovanni. Ma il segretario, informato a suo tempo dal capo delle guardie della gravidanza di Beatrice, le fa visita e, in un primo tempo, le promette protezione per poi minacciarla di rivelare al vicario l’esistenza della bambina. La donna allora gli si concede.
L’improvvisa e imprevista morte di Bertrando dà origine a ulteriori intrighi politici e autentici sconvolgimenti nelle relazioni fra le persone.
Mentre Chieri, sempre più minacciata da Giovanni e dai Visconti, decide di chiedere aiuto ai Savoia, un’improvvisa rivelazione serve a mettere luce sui tanti misteri che si celano all’ombra delle cento torri.
Anno del Signore 1343. Oberto, il figlio di Bertrando di Buriano, vicario della città di Chieri ed esponente della fazione guelfa, si invaghisce di una fanciulla del vicino paese di Pecetto. Ossessionato dalla sua bellezza e dalla voglia di possederla, la fa rapire simulando un incidente in cui perdono la vita il padre e la zia della ragazza. Il fratello Corrado viene a conoscenza del rapimento e chiede aiuto al marchese del Monferrato per liberarla. Grazie alle spie che quest’ultimo ha in Chieri, una sarta e un ortolano, il giovane riesce a introdursi nel palazzo del vicario, fingendosi un mercante di tessuti pregiati delle Fiandre. Ma Violante, la scaltra moglie di Oberto, intuisce la situazione e cerca di sfruttarla per vendicarsi del marito che, stanco ormai della fanciulla rapita, sta vivendo una nuova focosa passione con la bella Beatrice.
Nel frattempo però, alla morte di Roberto d’Angiò, sale al trono di Napoli la nipote Giovanna. La giovane regina affida al nobile provenzale Reforce d’Agoult l’incarico di riprendere le terre piemontesi che negli ultimi anni erano state conquistate proprio dal marchese del Monferrato, Giovanni II. Solo Chieri era riuscita a resistere alla conquista ghibellina. Reforce, sceso in Piemonte alla testa dei suoi cavalieri provenzali e riconquistate alcune città, si dirige verso Chieri. Contro di lui si muove Giovanni con i suoi ghibellini, tra cui il giovane cugino Ottone di Brunswich. I due eserciti si trovano di fronte nell’aprile del 1345 vicino a Santena, sotto le mura del castello di Gamenario, dove hanno trovato rifugio i ghibellini fuoriusciti da Chieri. La battaglia si protrae a lungo, mietendo centinaia di vittime e risultando decisiva per la sorte del Piemonte e di tutti coloro le cui vicende si sono intrecciate con la lotta tra guelfi e ghibellini.
Questo è il racconto di una favola: la favola di Luna, il labrador femmina che ha condiviso la nostra vita per quasi dodici anni.Ho voluto scriverlo per tutti coloro che l’hanno conosciuta, che sono stati colpiti dalla sua affettuosità e dalla sua dolcezza e si sono commossi quando ci ha lasciati.
Ho voluto scriverlo, se volessero leggerlo, per tutti coloro che amano gli animali e si sentono arricchiti dalla loro compagnia e dall’amore incondizionato che donano.
Ma l’ho voluto scrivere anche per tutti coloro che non li amano, sperando possano riappropriarsi di uno dei valori che dovrebbe contraddistinguere gli esseri umani: l’amore per gli animali, soprattutto quelli che non chiedono nulla, se non una piccola parte dell’immenso affetto elargito.
Innanzitutto, però, ho voluto scriverlo per Anna e per me, quasi fosse una necessità mettere nero su bianco che non è e non sarà più come prima, vivere senza di lei. Non potremo più avere Luna con noi, ma ogni volta che lo vorremo potremo rivivere la sua favola, raccontandola, rileggendola...
Cercando in quelle crepe, in quei nascondigli che sfuggono alla ruspa della Storia, Sergio d’Ormea ha ripreso uno dopo l’altro gli anelli che hanno dato vita a Pecetto. In questo prezioso testo ha infatti riunito i momenti salienti del passato, riportando la voce di coloro che, a vario titolo e in diverse epoche, li hanno studiati e raccontati. Da Luigi Cibrario a Maurizio Marocco, da Armando Tallone a Don Nicolao Cuniberti, fino ai più recenti Carlo Felice Capello, Michele Bosso e Barbara Allason, solo per citare i più noti, Sergio d’Ormea non lascia indietro nessuno.
Il suo impegno è a tutti gli effetti una dichiarazione d’amore per il paese. Se è vero che non si sa mai abbastanza dei luoghi in cui si nasce o ci si trova a vivere, nel caso di Pecetto il corposo lavoro di d’Ormea può aiutare a saperne qualcosa in più ma anche – e soprattutto – ad accendere nuove curiosità.
D’Ormea riunisce i fili e ridà voce ai fatti, ripescando le Storie del Monferrato, interrogando gli archivi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, l’Archivio Storico di Chieri e Michele Bosso.
Le pietre raccontano Pecetto Torinese è la dimostrazione che i nascondigli, anche quelli ben protetti da strati di terra e da secoli di altre vite, sul più bello si rivelano sorprendenti. Emettono un sibilo che attira l’orecchio di chi passa, si lasciano scappare una parola che costringerà a scavare, a rispolverare i fatti per provare a saziare la golosità di sapere chi siamo e da dove veniamo.
L’opera appassionata di Sergio d’Ormea si rivela così una valida compagnia nel ripercorrere Pecetto Torinese ma è anche un punto di partenza privilegiato per aggiungere nuovi tasselli nella lunga storia del «paese più bello del mondo», come lo definì la scrittrice Annie Vivanti.
Nello scoprire i paesaggi collinari d’Ormea ne rimane incantato.
“Guidato dalla mappa dei sentieri, percorsi con fervore le strade di Pecetto e tutta la collina intorno, alla ricerca di spunti che immortalai e che andarono aumentando in modo esponenziale – racconta lui stesso che l’hobby della fotografia l’ha coltivato da sempre – Nacque pertanto l’idea di raccoglierle in un volume con l’intento di narrare per immagini le emozioni che Pecetto mi aveva regalato, associando ad ogni scatto una didascalia che rappresentasse quanto i miei occhi avevano recepito”.
Alle immagini e alle parole decide poi di inframezzare anche opere di pittura e poesia di alcuni amici. Ecco dunque, nelle 203 pagine che compongono il volume, un alternarsi di scorci e paesaggi più o meno noti, ma anche di vita quotidiana e momenti di festa, di racconti del passato e aneddoti scovati attraverso l’aiuto di altri pecettesi.